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La tecnologia e la sostenibilità

Ilaria Lagazio
06/06/2016

Sono trascorsi 6 mesi dalla mia ultima partecipazione ad Autodesk University, ma tra i tanti corsi e discorsi ce n’è stato uno capace di tornarmi ripetutamente alla memoria e oggi, dopo averci ancora pensato e riflettuto, l’ho cercato e riscoltato.

Si tratta dell’intervento del brillante Ricercatore Andrew McAfee, che presso il MIT si occupa di analizzare l’impatto delle tecnologie digitali sull’industria, sull’economia e sulla società.

Le immagini che seguono sono tratte dal libro di cui è coautore ”The second Machine Age” e dal suo intervento ad Autodesk University.

 

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Ha esordito con una domanda molto semplice: provate a chiedere a un gruppo di persone “quali sono stati gli eventi più importanti per lo sviluppo dell’umanità”

Otterrete risposte molto varie. Riferimenti a Filosofi, Profeti, Condottieri, Imperi del passato; forse la scoperta del Nuovo Continente o grandi scoperte scientifiche e leggi matematiche.

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Grazie ad un grafico che fa parte delle ricerche condotte da McAfee, che mette in relazione il tempo con la densità di popolazione mondiale,  possiamo “misurare” efficacemente lo sviluppo dell’umanità dal punto di vista scientifico.

Questa curva ci mostra in maniera onesta che pressoché nessuno di questi pur importanti eventi ha influenzato l’assetto societario.

La curva dello “sviluppo sociale” è cambiata in maniera sostanziale una sola volta nella storia, con una crescita a 90°, in coincidenza con l’invenzione del motore a vapore!

 

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Vale a dire che ciò che ha messo l’intera umanità in condizioni di modificare completamente la sua traiettoria, è stato l’affiancamento alla forza umana di una invenzione tecnologica. Il motore a vapore ci ha permesso di aumentare gli standard qualititativi nonostante l’incremento demografico esplosivo che ne è conseguito.

La crescente richiesta di risorse ha scatenato anche tragiche conseguenze, facili da identificare già agli albori della rivoluzione industriale: deforestazione, scomparsa di specie animali, impiego di bambini nelle fabbriche, solo per citarne alcune. Conseguenze legate alla incapacità di gestire un solo fenomeno: la sete di risorse generata dall’aumento dell’efficienza.

Tuttavia, ragionando sui grandi numeri, il benessere globale è costantemente aumentato e contro ogni previsione pessimistica che nel secolo passato vedeva un inevitabile collasso della società è stato possibile proseguire incessantemente sullo stesso percorso di aumento medio del benessere.

Come è potuto succedere? grazie a 3 fattori principali che hanno funzionato da ammortizzatori:

  • la continua innovazione; ad esempio lo studio dei materiali: quando il legno è diventato troppo costoso si è cominciato a realizzare traversine per le rotaie in cemento
  • la dematerializzazione; forse è un fenomeno poco noto, ma le materie prime, dopo un picco iniziale, sono state sempre meno necessarie pur a fronte degli aumenti produttivi

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  • la computerizzazione, che poi è la causa del punto precedente: sono necessarie sempre meno risorse e sempre più processi informatici che generano efficienza

Personalmente ritengo che questa lettura, basata sui grandi numeri, trascuri molti fattori da tenere in considerazione “oltre” le numeriche: non ultimo la valutazione del “benessere” come valore “medio” – come già citava Ford in piena rivoluzione industriale – ma rende comunque chiaro ed evidente che la “quantità” globale di risorse per il numero globale di persone deve e può essere aumentata. E questo non è poco.

L’”Informazione”, il “Dato” che oggi possono così facilmente essere gestiti ed elaborati grazie ad esempio al Cloud Computing possono quindi davvero darci una mano; e forse questo discorso mi torna spesso in mente proprio perchè di fronte alle migliaia di disperati che approdano ogni giorno sul nostro mondo tecnologicamente avanzato il mio inconscio si interroga su cosa obiettivamente possiamo fare, se le risorse possono diventare in qualche modo sufficienti per tutti: e dopo questa lettura razionale della storia, la mia speranza va spontaneamente alle tecnologie, alla possibilità di generare Sostenibilità nel senso più ampio del termine.

Tornando al “cloud” e al “software” in particolare, nella soluzione Autodesk 2017 è comparso un interessante strumento che va sotto il nome di “Autodesk Insight 360”: https://insight360.autodesk.com/oneenergy

Da anni sostengo con entusiasmo il coinvolgimento di Autodesk in termini di sostenibilità, di cui si parlava in azienda già molto prima che diventasse un tema urgente.

Di software e technology preview per la gestione dell’energia ne abbiamo visti tanti in casa Autodesk: da Ecotect, a Vasari, a Solar&Lighting Analysis for Revit, al portale Green Building Studio… Tutti strumenti interessanti, che tuttavia non hanno risolto presi singolarmente il punto più critico: la democratizzazione del software, ovvero la possibilità di comprendere  rapidamente il comportamento di un edificio da parte di tutte le figure coinvolte nel progetto e non solo da parte dello specialista termotecnico.

Autodesk Insight 360, basandosi su un calcolo cloud, è in grado di valutare un numero enorme di variabili e di restituirci una Building Performance Analysis in pochi secondi invece che in mesi di “lavoro-uomo” (riduzione drastica delle risorse…)

La sostenibilità infatti deve essere un scelta a priori consapevole e condivisa, con chi dell’edificio disegna la forma e con chi l’edificio lo utilizza.

Ho già detto più volte che l’analisi energetica non può e non deve ridursi ad una banale stesura di un certificato APE in fase di compravendita, come ennesimo orpello burocratico in una fase in cui non si può far altro che “prendere atto” di come funziona l’edificio, ma deve essere un tassello fondamentale, portato avanti dalla fase concettuale, per una progettazione o ristrutturazione a regola d’arte.

Guardate che bella questa semplice progettazione che grazie all’utilizzo di “Insight 360” ha ottimizzato la forma delle finestre per aumentare dal 42% al 68% l’utilizzo della luce naturale sul piano:

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Mi capita molto spesso, presentando strumenti di sostenibilità come Insight 360 di sentirmi dire come tutta risposta dai clienti (architetti, ingegneri o manutentori): “no, lasci stare questo aspetto, a noi questa cosa non interessa…” – d’accordo posso capire che il senso della frase sia “non è il nostro core business” o “non interveniamo in fase preliminare sul progetto”, ma estremizzando mi sento di dire che la capacità di creare un mondo sostenibile riducendo drasticamente l’utilizzo di risorse, grazie all’aiuto della tecnologia, ci interessa eccome e ci interessa tutti; e leggendo i grafici del nostro passato, con tutta probabilità è l’unica risposta possibile.

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Ilaria Lagazio

Laureata in Ingegneria Civile e specializzata in Strutture, dopo una breve esperienza nel campo della progettazione si dedica all’industrializzazione dei sistemi edilizi come Building System Development Manager, gestendo il flusso delle informazioni dei componenti edilizi dal modello al cantiere. L’interesse per l’industrializzazione del cantiere e la gestione del dato progettuale la porta ad una esperienza negli Emirati Arabi e dal 2008 in Autodesk , dove oggi ricopre il ruolo di Senior Technical Sales Specialist

4 Comments

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Most Recent Oldest
  1. Avatarnorvik

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    Mi unisco ai complimenti per l’ottimo articolo. Illuminante!
    Grazie

    1. Ilaria LagazioIlaria Lagazio (Post author)

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      Grazie!

  2. Avatargperego@techdata.it

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    Ottimo articolo, Ilaria, grazie!
    Ricordo bene l’intervento di Andrew McAfee durante AU: e fai bene a sottolineare che l’aumento della produttività deve essere rivolta a migliorare la sostenibilità.
    Oggi possiamo individuare soluzioni progettuali che finora richiedevano un tempo (e quindi un costo) non sostenibile.

    1. Ilaria LagazioIlaria Lagazio (Post author)

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      Grazie del commento Gimmi; certamente la tecnologia deve essere uno strumento a servizio dell’uomo, altrimenti è inutile!